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    RECENSIONE: Lettera a un bambino mai nato – Oriana Fallaci

    E’ inevitabile pensare che la donna, in quanto tale, sia sinonimo di vita. E’ pensiero comune che tutte le donne, proprio perché portatrici di nuova vita, abbiamo come desiderio fondamentale comune quello di procreare. E’ veramente così? Abbiamo tutte l’istinto materno?“Lettera a un bambino mai nato” di Oriana Fallaci, è uno di quei testi profondi che lasciano il segno, di quelli che ti spingono a riflettere e a mettere a nudo ogni tua più intima emozione. Un libro che non è un libro. Un romanzo che non è un romanzo. E’ assolutamente qualcosa di più. Forse perché da donna, la lettura di questo monologo ha colpito un aspetto della mia…

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    Gli innamorati come noi…

    Scusa se è presto per un “Ti amo”Ma sto esplodendo di amore.È troppo buio per restare da soliIn fondo al tunnel, la mia luce… Tu.Un brivido che percorre la schienaLa sensazione di sentirsi a casa, dopo un lungo vagabondareLa paura che si tramuta in gioia quando mi prendi per mano… Tu. La folla grida mentre il sole sorgeE nel silenzio del mio cuore irrompe un abbraccio caloroso che mi riporta indietro:A quando tutto era così semplice e bastava un bacio per fare paceA quando la lontananza era una lama che infliggeva un dolore acuto e insopportabileA quando tutto il resto era noia se non c’eri Tu.

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    In viaggio

    Quando viaggio mi piace sempre guardare fuori dal finestrino. Ammirare il panorame, contemplare la natura, estraniarmi da tutto ciò che mi circonda e racchiudermi nei miei silenzi, nei miei pensieri.Se il mondo potesse fermarsi in quell’istante, lascerei tutto cristallizzato. O schiaccerei il pulsante del rallentatore, e scenderei dal treno. Mi siederei in mezzo alla natura. È lì che c’è il mondo intero. In quel contatto silenzioso tra tempo e spazio, tra incerto e sicurezza, paura e coraggio.Corriamo, corriamo e tutto si appiattisce.I rapporti, i sogni, le amicizie, i desideri.Se ci fermassimo un attimo ad assaporare la vita, i sapori dei dolori, dei dispiaceri non sarebbero così amari.E allora schiaccio il…

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    L’ultimo mese dell’anno

    Dicembre, caro Dicembre, giungi così , grigio, spento e uggioso, come il mio animo. Non hai forse tutte le colpe, ma la malinconia mi accompagna ormai da molti mesi. Non hai forse tutte le colpe, e quando arrivi , un po’ mi devasti, perchè mi costringi a quei bilanci a cui, già troppo spesso, mi accingo a fare. Non ne esco mai vincente, perchè sono così: non mi perdono mai, non mi do mai tregua. Una mia amica, un paio di giorni fa, mi ha scritto: “a volte sei troppo dura con te stessa… non ti fai passare nulla”. Ed è così, mi colpevolizzo spesso, mi arrabbio con me stessa…

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    L’ultima magia

    Pungeva il freddo in una notte solitaria, mentre il suo viso riposava di un riposo di un bambino. Correvano le lancette e il sogno di una vita scivolava nel cassetto dei desideri. Giungeva il sole, albeggiava, quando il risveglio del guerriero scrollò via anche l’ultimo stralcio di mangia.

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    I sogni del fanciullo

    Lentamente si acquieta l’anima soave del fanciullo; nel finir di questo dì che sul cuor si aggrave gli occhi si chiusero così… Lentamente i sogni prendon forma nella mente, come a cullar il riposo e il sorriso si trasforma per regalare un dono prezioso. La mamma dolcemente il viso ammira, e il suo cuore di gioia si rallegra per quel dolce riso mentre silenziosamente una lacrima ingoia…